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CASA EG

Team di progetto: arch. Luca Ladinetti, arch. Anna Branzanti, arch. Alejandra Osorio Restrepo
Cliente: privato

Fotografie: Marcello Mariana

Fase di progetto: gennaio 2020 – marzo 2021
Fase di costruzione: giugno 2021 – giugno 2023

Area di progetto: 1.230 mq

Superficie costruita: 397 mq

Progetto strutture: ing. Emanuele Fornalè

Progetto impianti: Per. Ind. Lorenzo Rattini

Demolizioni e fondazioni: Ilario Spanò

Impresa costruttrice strutture al grezzo: EdilCraft s.r.l.

Impresa costruttrice involucro, interni e impianti: Prosapio Patrick Service s.r.l.

Serramenti: Zandarin Group

Arredi su misura: BE Factory legno & arredo

Superfici: Delisari Materia Design s.r.l.s.

Illuminazione: ON Luce & Design

 

Casa EG nasce da una scelta di vita: quella di Eugenia, giovane medico anestesista e agopuntrice, di tornare a vivere sull’Appennino bolognese e di riunire nello stesso luogo la propria dimensione privata e quella professionale.

Dopo gli anni trascorsi tra formazione ed esperienze professionali, Eugenia sceglie infatti di tornare nel territorio di origine e di stabilire qui la propria casa. Un ritorno che non coincide semplicemente con il recupero di un edificio, ma con la costruzione di un nuovo modo di abitare e lavorare, profondamente legato al luogo.

È da questa esigenza che prende forma il progetto, che trasforma l’edificio in una casa capace di accogliere contemporaneamente la vita privata della proprietaria e la sua attività professionale.

Le due funzioni sono organizzate attraverso una precisa distinzione degli spazi. Il piano terra è destinato all’attività professionale, con gli ambienti nei quali Eugenia potrà ricevere i propri pazienti e praticare l’agopuntura. Una scelta che permette di mantenere separata la dimensione lavorativa da quella più privata, pur facendo convivere entrambe all’interno dello stesso edificio.

La presenza dello studio all’interno della casa non viene quindi trattata come una semplice aggiunta funzionale, ma diventa parte integrante del progetto architettonico. L’accesso e la distribuzione degli ambienti sono pensati per consentire ai pazienti di raggiungere gli spazi professionali senza interferire con la vita privata della casa, costruendo una successione di soglie e differenti livelli di privacy.

La parte abitativa si sviluppa invece negli ambienti destinati alla vita quotidiana della proprietaria. Qui l’architettura assume un carattere più intimo e domestico, costruito attorno alle sue abitudini e al desiderio di vivere in modo diretto il rapporto con il paesaggio.

La relazione con il territorio è infatti uno degli elementi fondanti del progetto. A pochi passi dalla casa si trova un bosco di querce secolari, una presenza forte e riconoscibile che costituisce una sorta di quinta naturale dell’abitazione. Al tempo stesso, il contesto circostante è caratterizzato da una marcata vocazione agricola, con ampie porzioni di territorio coltivate a frumento.

Il paesaggio agricolo non è però un fondale immobile. La rotazione delle coltivazioni introduce una dimensione temporale che modifica continuamente ciò che si osserva dalla casa: cambiano i colori, le texture, i pattern dei campi e la quantità e qualità della luce che li attraversa. Il paesaggio diventa così una presenza in costante trasformazione, capace di scandire lo scorrere del tempo e delle stagioni.

Le aperture, le viste e la relazione tra gli ambienti interni e gli spazi esterni sono quindi pensate anche in funzione di questa continua variazione. La casa non si rapporta a un’unica immagine del territorio, ma a un paesaggio mutevole, nel quale la presenza permanente del bosco convive con la trasformazione ciclica dei campi coltivati.

La luce naturale assume in questo contesto un ruolo altrettanto importante. Durante l’anno modifica la percezione degli ambienti e del paesaggio, interagendo con le superfici, con i colori delle coltivazioni e con la vegetazione delle querce. La casa diventa così un osservatorio domestico sul territorio, nel quale il mutare delle condizioni esterne contribuisce quotidianamente a definire l’esperienza degli spazi interni.

Materiali e finiture accompagnano questa impostazione attraverso una palette sobria e materica. L’obiettivo non è creare un’immagine autoreferenziale, ma definire ambienti capaci di adattarsi alle diverse situazioni d’uso e di lasciare che siano la luce naturale, il paesaggio e la presenza quotidiana delle persone a costruirne progressivamente il carattere.

Il rapporto con l’edificio esistente rappresenta un ulteriore elemento del progetto. L’intervento non cerca di cancellare la storia del luogo, ma di trasformarla per rispondere a esigenze nuove, introducendo una diversa organizzazione degli spazi e un modo di vivere la casa che appartiene alla sua nuova abitante.

Casa EG è il risultato dell’incontro tra un luogo, una storia personale e un preciso modo di abitare. La scelta di Eugenia di tornare sull’Appennino e di portare qui anche la propria attività professionale trova nell’architettura una traduzione concreta: una casa capace di accogliere il lavoro e la vita privata, mantenendo al centro il rapporto con un paesaggio che non è soltanto scenario, ma parte attiva dell’esperienza domestica.

Non una casa pensata semplicemente per essere abitata, quindi, ma un luogo costruito intorno alle molteplici dimensioni della vita della sua proprietaria: medico, professionista, abitante e persona profondamente legata al territorio.

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